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Club House: il social network solo vocale

Club House è il nuovo social network di sole parole nato dall’idea di due sviluppatori, Paul Davison e Rohan Seth, lanciato dall’ Alpha Exploration Co. lo scorso marzo.


In Italia è arrivato da qualche mese - solo per utenti iOS - ma sembra già essere molto apprezzato con più di otto milioni di utilizzatori.


Come funziona?


Club House è il social dove il messaggio vocale fa da padrone; non sono presenti né testo né immagini.


Il social è composto da room virtuali e tre sono le tipologie di stanze che si possono creare: open, dove tutti possono accedere liberamente; social, visibili solo ai propri contatti -la classica funzione amici degli amici per intenderci. Infine, abbiamo le stanze closed, dove si entra solo su invito.


Tutte le stanze una volta chiuse, spariscono nell’etere dell’internet senza lasciare traccia.


E’ il moderatore a gestire la conversazione all’interno ed è sempre lui che può concedere parola agli utenti che vogliono dire la propria, prenotandosi attraverso l’alzata di mano.


L’obiettivo dei due creatori era quello di abbattere la barriera del virtuale, per portare l’utente ad un’esperienza di vicinanza più simile alla realtà, da cui deriva la scelta dell’utilizzo esclusivo di messaggi vocali.


Dallo sbarco in Italia, il social è stato utilizzato soprattutto da grandi professionisti per condividere la loro conoscenza, esperienza e formazione e se utilizzato in quest’ottica, il social network potrebbe avere grandi potenzialità, se non che anche qui è stato sollevato il problema della privacy. Infatti, sembra che non rispetti il tanto famigerato GDPR.


Al momento, Club House non ha una versione desktop e nemmeno la versione per Android: si vocifera che i lavori siano già iniziati ma si dovrà attendere ancora qualche mese.


In ogni caso, l’app ha già avuto un gran successo sia in Italia che all’estero, bisogna solo vedere come cambierà il suo utilizzo con il passare del tempo e l’aumentare degli utenti.


Probabilmente la sua fortuna è stata il lancio nell’anno pandemico, che ci ha visti relegati in casa, e quindi un social che replichi nel virtuale l’esperienza reale di un gruppo di amici radunato al bar o in casa per scambiare quattro chiacchiere è stata la mossa vincente.


Le premesse sembrano buone ma abbiamo una domanda per voi: davvero avevamo bisogno di un altro spazio che ci riempisse di parole?