• gproiettobillorell

Social network: può essere solo una questione di pour Parler?

"Tempi felici, anche se rari, sono quelli in cui è lecito pensare ciò che si vuole ed esprimere ciò che si pensa".


Con questa riflessione, lo storico Tacito, apriva la sua opera intitolata Historiae scritta intorno al 105 d.C.


Sarebbe curioso farsi una chiacchierata con lo stesso, per capire il suo pensiero sugli avvenimenti che stanno interessando i nostri giorni.


Andiamo dritti al punto.


Torniamo al 6 gennaio 2021, quello appena concluso è stato un anno strampalato, che ci ha portati tutti a desiderare una fantomatica normalità - se ancora ne esiste una. E’ appena trascorsa una settimana dall’apertura di un nuovo anno, che l’intero mondo si trova sconcertato, davanti al televisore o al cellulare, nel vedere ciò che sta accadendo a Capitol Hill.


Ma cosa c’entra questo con noi? Abbiate pazienza, ci stiamo arrivando.


Immediatamente ai fatti successi quella notte, gli account social di Donald Trump sono stati sospesi.

Era già successo in passato: Twitter aveva già bloccato alcuni contenuti, postati dal quasi ex presidente degli Stati Uniti, perché non rispettavano la politica del social; e così, dopo i fatti di Capitol Hill, Twitter ha inizialmente bloccato l’account per 12 ore affermando che, nel caso in cui avesse ancora postato contenuti che disobbedivano alle regole del social, il prossimo passo sarebbe stato il blocco permanente. Ciò è successo poco dopo.


Non passano molte ore che anche Mark Zuckerberg procede con una sospensione dell’account Facebook: un blocco - inizialmente - solo di 24 ore, poi divenuto fino alle fine del mandato della presidenza. Lo stesso Zuckerberg ha spiegato i motivi che lo hanno condotto a questa scelta in un lungo post pubblicato sul suo profilo, che possono essere riassunti in una frase: evitare l’incitazione alla violenza.

Ovviamente, stesso trattamento anche su Instagram.


Questo blocco non è andato giù né a Trump né a tutto il suo entourage e la soluzione non tarda ad arrivare: come se già l’imminente trasferimento dalla Casa Bianca non bastasse, il presidente degli Stati Uniti trasloca su Parler.


Fondato nel 2018 da John Matze e Jared Thomson a Henderson, Parler è un social network free speech in cui gli utenti possono tranquillamente esprimere i propri pensieri senza temere una censura.

Questo social nei mesi passati aveva visto l’aumentare dei suoi utilizzatori, grazie a questa politica di libertà di parola, divenuto anche il social preferito di tutti i sostenitori di Trump.


Quindi, quando sembra che gli equilibri, in un certo senso, siano stati ristabiliti accade l’inaspettabile: l’app non risulta essere più disponibile né sull’app store di Google nè sul quello Apple. A cui si aggiungerà l’azione di Amazon che blocca Parler suoi server.

Quest’ultima non fa passare molto tempo per presentare una denuncia nei confronti della società di Jeff Bezos.

Questione ancora da chiarire ma proprio ieri, lo stesso fondatore della piattaforma free speech ha dichiarato che torneranno attivi entro la fine del mese.


Non siamo qui per dare un giudizio, ma siamo qui per riflettere.


Oggi i social network hanno un grosso impatto nelle vite di tutti noi, si parla sempre più del concetto di identità digitale e dell’importanza della sua costruzione quindi è necessario capire quale ruolo si voglia dare ai social network.


Dalla sera dei fatti di Capitol Hill ci chiediamo: è giusto che sui social network avvenga un controllo anche se ciò può portare ad una vera e propria censura, o bisogna viverli come luogo in cui è possibile esprimere liberamente la propria opinione?


E’ possibile trovare una posizione che medi tra questi due estremi per raggiungere un equilibrio?


Anche se sembra che l’equilibrio non faccia più parte di questo mondo, o almeno per adesso, probabilmente si tratta della soluzione migliore.


Di sicuro crediamo che Jacques Chirac non avesse torto quando pronunciò la frase “La libertà di espressione va esercita con responsabilità”, purtroppo oggi non a tutti ancora chiaro quando si tratta di “postare” sui social network.






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